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Una giornata tutta verde In evidenza

Una giornata tutta verde. Completamente immersa nell'armonia della natura. Un giornata rinfrescata anche dal piacevole scrosciare del torrente Annunziata e dai numerosi uccelli che volteggiavano sopra il secondo bosco più importante della Puglia, il primo nella provincia di Bari.

E' iniziata con una bella passeggiata a cavallo di alcune persone nel bosco, il nostro arrivo. Con la Polizia Provinciale che ha scortato il gruppo da Corato al punto di incontro fissato, presso il vivaio forestale del bosco demaniale “Difesa grande” di Gravina di Puglia (BA).

La giornata si è snodata ammirando i diversi falchi che volteggiavano sopra di noi, tra la ricchezza di biodiversità del bosco e di una bella e tranquilla passeggiata lungo il corso d'acqua perenne, denominato torrente Annunziata. Un doveroso ringraziamento al dott. Pino GIGLIO per la splendida lezione tenuta.

 

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Il bosco "Difesa grande" è uno degli splendori della natura italiana oltre che fra le più importanti riserve boschive della Puglia. Si estende per 1883 ettari che poggiano su sabbie quartenarie, memoria dell’imponente fenomeno erosivo causato dal ritiro del mare che nell’epoca pliocenica copriva questo territorio. Nel sottobosco c’è lentisco e smilace, ginepro e perazzo, fillirea e corniolo, biancospino e ligustro. E una graminacea rarissima e a rischio di estinzione, la stipa austroitalica martinovsky. Notevole anche la fauna in questo ambiente così diversificato. Il bosco, poi, è una delle poche aree della Puglia dove è presente il picchio verde e il picchio rosso maggiore, senza trascurare la presenza del raro colubro di Esculapio e del poco comune granchio di fiume. Masserie. Con la nascita della Regia Dogana della Mena delle Pecore, a partire dell’XV secolo venne costruita una innumerevole serie di strutture e di manufatti a supporto di un intenso sfruttamento pastorale-cerealicolo del territorio. E’ in questo periodo, insomma, che si forma una fitta maglia di masserie, poste, jazzi e relativa viabilità come i famosi tratturi. Collocate quasi sempre in posizioni strategiche, le masserie variano per dimensione, per destinazione d’uso, per forme e funzioni, creando una vasta varietà di tipologie. Jazzi, strutture costruite a partire dal XV secolo per proteggere gli animali dalle rigide notti invernali che caratterizzano la Murgia di Gravina. Tratturi. A supporto della transumanza, la Dogana della Mena delle Pecore provvide alla designazione e titolazione di una vera e propria rete di vie erbose attrezzate di posti di sosta, peschiere e piscine. Cioè tratturi e tratturelli come il Regio Tratturo numero 21 Melfi-Castellaneta lungo 142 chilometri che attraversa tutto il territorio di Gravina. Lame. Nell’agro di Gravina sono presenti piccoli e rari corsi d’acqua, detti volgarmente “lame”, che sono del tutto stagionali poiché l’afflusso idrico è condizionato dall’intenso sviluppo del carsismo. Alta Murgia (Parco nazionale). La Murgia, formatasi durante il cretaceo, circa 130 milioni di anni fa, è la spina dorsale della Puglia e rappresenta un ecosistema ambientale di grande importanza naturalistica. Inoltre, è l’ultimo esempio di pseudo steppa mediterranea presente nell’Italia peninsulare e uno dei più importanti del Mediterraneo. Le caratteristiche geomorfologiche, climatiche e di utilizzo antropico determinano il popolamento floro-faunistico che risulta formato da molte specie ben distribuite sulle aree aperte e su alcuni delicati microambienti. Sono state censite 1500 specie, di cui 1103 spontanee, che rappresentano il 25% delle 6000 specie vegetali presenti sull’intero territorio nazionale. Fra questi, l’ormai raro fungo cardoncello (pleurotus eryngii), la bellissima orchidea Ophiris mateolana ed esemplari di alberi di alto fusto, di maestosa bellezza e quindi da proteggere, quasi sempre localizzati nei pressi di masserie e piscine. Da segnalare, infine, che la Murgia ospita la più importante popolazione europea di falco naumanni. Fiera San Giorgio, è la più antica fiera d’Italia. Infatti fu ripristinata l’11 gennaio 1294 con editto di re Carlo II D’Angiò. (Michele Pizzillo)

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