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20/06/12

Amianto: cosa si puo' fare?

Dal 1992 l'uso dell'amianto è stato proibito in Italia. Tuttavia non è stato ancora smaltito dappertutto. La Legge 257 del 1992 impone alle regioni il compito di adottare un piano di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica.

Devono in pratica fare un inventario dell'amianto presente nelle fabbriche, nelle costruzioni e nelle installazioni di ogni tipo. Tra il 1994 e il 1996 le regioni hanno approvato i loro piani amianto, che prevedono l'istituzione dei Centri Regionali Amianto (Cra), responsabili del censimento nell'edilizia pubblica e privata.
La bonifica spetta invece alle Asl competenti sul territorio che, in genere, procedono attraverso ditte specializzate nello smaltimento.
Queste imprese devono essere iscritte all'Albo nazionale dei gestori ambientali (il registro degli smaltitori è gratuitamente visionabile on line all'indirizzo http://www.albonazionalegestoriambientali.it | selezionado regione > provincia e scegliendo dal menù "Categoria" chi esercita le "Attività di bonifica beni conteneti amianto...).

A casa propria
Se l'amministratore o il proprietario di un condominio scoprono che nel palazzo c'è amianto in forma friabile, sono tenuti a segnalarlo alle Asl.
Poi devono designare un responsabile per informare gli occupanti dell'edificio e gli addetti a pulizia e manutenzione, sui rischi e le cautele da adottare. Inoltre, devono controllare almeno una volta all'anno lo stato di conservazione del materiale e, se c'è dispersione di fibre d'amianto, organizzare una bonifica. Infine va tenuta una documentazione sulla presenza dell'amianto, così come prescritto dal decreto ministeriale 14 maggio 1996.
In assenza di una legislazione regionale, gli inquilini possono avvalersi di alcuni articoli del Codice civile per ottenere dal proprietario la messa in sicurezza dello stabile.

Pagano i condomini
Le spese di bonifica sono a carico dei condomini. E' possibile rivalersi sulla ditta costruttrice solo se l'amianto è stato usato dopo la sua messa al bando (cioè dopo il 1992).

Fin qui la teoria
In pratica, le pubbliche amministrazioni procedono in ordine sparso e non sempre favoriscono la raccolta dell'amianto su segnalazione dei cittadini.

Metodi di bonifica
Sono quattro e vanno affidati SOLO a ditte autorizzate.

Rimozione - E' l'unico metodo che risolve il problema alla radice, ma anche quello che necessita di maggiori cautele nell'intervento. Infatti operazioni come abbattere muri, demolire rivestimenti, staccare pannelli determinano una notevole dispersione di fibre d'amianto nell'aria. Inoltre, l'amianto rimosso deve essere smaltito correttamente (è un rifiuto tossico-nocivo). Non in tutte le regioni ci sono apposite discariche per l'amianto: "Nel Lazio ce ne erano alcune - spiega ancora Cavariani - ma sono state chiuse per irregolarità. L'amianto raccolto viene mandato all'estero".
Incapsulamento - Si applicano sostanze impregnanti che penetrano nel materiale legando le fibre d'amianto alla loro matrice, oppure formano una pellicola di protezione. Questo metodo non va bene se l'amianto è molto friabile o spesso più di 2 cm, se ci sono infiltrazioni d'acqua o vibrazioni.
Confinamento - Consiste nel fabbricare una barriera a tenuta d'aria che isoli l'amianto dall'ambiente. E' indicato quando l'amianto è ancora in buono stato di conservazione.
Sovracopertura - E' una soluzione che spesso si adotta per il tetti in Eternit e consiste nell'applicare sopra l'amianto una copertura in altro materiale.